Il fantasma dell’italianità – Interni
Quante cose non sappiamo della vicenda Alitalia? Decisamente troppe tenuto conto che al momento la compagnia sta volando grazie a un prestito di fondi pubblici già praticamente esauriti: dalla giornata di ieri si deduce che a meno di conigli dal cappello, tra una settimana circa non vi saranno più i soldi per far volare gli aerei. Sarebbe confortante sapere che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha una idea di cosa succederà. Quanti giorni dovranno passare prima che un gestore straniero rilevi le rotte che al momento vengono coperte da Alitalia? Quante settimane dovranno passare perchè i collegamenti aerei in Italia tornino a corrispondere alla domanda di voli? Le autorità competenti hanno un’idea di cosa accadrà il primo ottobre se, come sembra probabile, non vi sarà alcun compratore di tutta la azienda, ma solo offerte sui pochi asset rimasti (aerei, tratte, personale qualificato)? Per la maggior parte degli italiani queste domande ormai sono pressanti, e sarebbe, ripeto, confortante, sapere che il governo ha almeno una idea di ciò che ci si può attendere. Dal 1999, anno in cui l’Alitalia ha smesso di generare utili e dunque ha iniziato la parabola che ha portato al disastro attuale, ogni attore coinvolto nella vicenda ha collezionato una serie di torti sufficiente da consentire ad ognuno, a turno, di poter recriminare. La punta di irresponsabilità verbale si è tuttavia registrata ieri, quando il signor Berti, rappresentante dei piloti, ha paventato incidenti aerei a seguito dello “stress psicologico” a cui sono sottoposti.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79233
Il bluff dei mercati contadini: costano più dei supermercati
Milano – Che strano. Proprio alla Coldiretti, alla gloriosa Federazione dei Coltivatori Diretti, non sanno che «contadino, scarpe grosse e cervello fino». Una lacuna costata cara perché il primo «Farmers market» metropolitano, annunciato in pompa magna assicurando che causa «filiera corta» – ovvero pochi o nessun intermediario commerciale tra il campo e il banco di vendita – lì si risparmiava, s’è rivelato una bufala. Gli avventori vi hanno trovato, infatti, merce così così a prezzi decisamente superiori a quelli praticati nei supermercati. E questo perché il contadino (farmer, per la Coldiretti) mica è fesso: se con «filiera lunga» vendeva al grossista a 100 ciò che al consumatore costava poi 500, con «filiera corta» ha pensato fosse giusto e, perché no, conveniente, vendere direttamente a 500. Anzi, visto che c’era, a 590. In quanto alla qualità, bè, siccome il luogo comune vuole che tutto ciò che è «naturale» sia anche bacato, ammaccato, rachitico, sbocconcellato dagli insetti e pullulante di bruchi, i cervelli fini si sono adeguati: vendendo i prodotti in buone condizioni al grossista e gli scarti ai clienti del «Farmers Market».
Se la gentile clientela del «Farmers Market» fosse stata quella devota ai lardi di Colonnata dello Slow Food, quella che se non è bio meglio morire di fame, quella che delira per i prodotti «equi e solidali» e che s’appresta a vivere con l’intensità dovuta l’annuale kermesse di Terra Madre, i contadini (e la Coldiretti) l’avrebbero fatta franca.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291331
È a Milano la scuola più dura: bocciato uno studente su sei
Anche dopo le prove dei corsi di recupero la scuola milanese conferma il massimo rigore: stando ai dati resi noti ieri dall’ufficio scolastico regionale la percentuale dei bocciati a Milano tra giugno e settembre raggiunge quota 16,5, vale a dire due punti in più rispetto alla media nazionale. Agli scrutini di giugno risultava che al 30 per cento degli studenti era stato imposto di recuperare una o più insufficienze per poter accedere alla classe successiva. E agli esami di riparazione l’8 per cento dei rimandati non ce l’ha fatta e dovrà ripetere la classe. Particolarmente severa la valutazione nelle scuole statali dove la percentuale dei bocciati sale al 9,1, contro il 5,2 delle scuole private paritarie. Un fenomeno che crea qualche difficoltà ai dirigenti scolastici che in questi giorni stanno definendo gli organici. Le bocciature, infatti, fanno scendere il numero degli iscritti per classe, quindi si rende necessario distribuire i «superstiti». Così è ancora da definire il «fabbisogno» di supplenti. Intanto va in Parlamento il caso dello Studium, la scuola paritaria che senza alcun preavviso ha lasciato per strada oltre 200 studenti. La senatrice del Pd Marilena Adamo ha indirizzato un’interrogazione al ministro Mariastella Gelmini: «La vicenda solleva importanti questioni che vanno al di là dei rilievi penali, evidenziando la mancanza di un sistema adeguato di controllo e valutazione delle scuole private.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291409
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