Medaigt’s Weblog

Just another WordPress.com weblog

La sua tele-rivoluzione: portò il pubblico sul palco

Se vale quella vecchia battuta di Marcello Marchesi: «L’importante è che la morte ci colga vivi», Gianfranco Funari l’ha interpretata fino in fondo, al meglio delle sue possibilità. Pieno com’era di passionale vitalità sino all’ultimo, di accensioni umorali disordinate e a volte rabbiose, di esternazioni arrembanti, incazzature ciclopiche seguite da momenti di calma apparente. Sempre sopra le righe, spesso scomodo per se stesso e per la sua salute prima ancora che per un sistema televisivo che dapprima lo ha eletto a rappresentante ideale del «parla come mangi» e poi emarginato non appena il perfetto esempio di «animale televisivo» aveva voluto allargarsi troppo invadendo i territori del giornalismo politico e diventando ingestibile. Un aggettivo che oggi, più di ogni altro, segna il confine tra chi può stare al centro del palcoscenico mediatico e chi deve invece accontentarsi delle periferie. La biografia di Gianfranco Funari è un inno alla vita esagerata: rappresentante di commercio, poi croupier, quindi cabarettista che si fa le ossa al mitico Derby di Milano, quindi il grande salto televisivo grazie a Telemontecarlo dove inizia nel 1980 con Torti in faccia e un anno dopo con il più fortunato Aboccaperta che sarà poi portato su Raidue nel 1984. È una trasmissione innovativa per l’Italia, perché introduce l’idea che tutti possano parlare di tutto, dibattendo da due tribune contrapposte e battibeccanti.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=275686

Luglio 13, 2008 Pubblicato da medaigt | google news | , , , , | Ancora nessun commento.